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TECHNIC / 42242 · RECENSIONE

LEGO Technic 42242 Mercedes-Benz Unimog: bello da vedere, ma dov’è finito il Technic?

L’Unimog è uno di quei mezzi che sembrano nati apposta per diventare un LEGO Technic. Meccanica, sospensioni, trasmissioni, attrezzature e possibilità di personalizzazione: sulla carta c’è praticamente tutto quello che dovrebbe servire per realizzare un set Technic particolarmente interessante.

E proprio per questo il LEGO Technic 42242 Mercedes-Benz Unimog, proposto da LEGO a 119,99 €, parte con aspettative piuttosto alte.

L’Unimog, del resto, non è un veicolo qualsiasi. Nasce come mezzo estremamente versatile, praticamente un autotelaio con cabina sul quale possono essere installate configurazioni e attrezzature molto diverse. Nel caso riprodotto da LEGO troviamo una gru per il sollevamento dei carichi e un cassone posteriore ribaltabile.

Un soggetto perfetto, quindi, per costruirgli attorno una quantità di funzioni meccaniche.

Il problema è che, una volta terminato il modello, la sensazione è esattamente opposta: le funzioni ci sono, ma quasi nessuna riesce a convincermi completamente.

Ed è proprio qui che iniziano i problemi.

Esteticamente, l’Unimog funziona

Partiamo dalle cose positive.

Il modello è immediatamente riconoscibile, ha proporzioni convincenti e le grandi ruote gli conferiscono l’aspetto massiccio che ci si aspetta da un Unimog.

La cabina è ben caratterizzata, il cofano può essere aperto per osservare il motore e anche le portiere sono apribili. Complessivamente, una volta terminato, il 42242 è un modello che sullo scaffale fa sicuramente la sua figura.

Ma per me questo non può essere sufficiente.

Perché stiamo parlando di LEGO Technic.

E un Technic dovrebbe essere interessante soprattutto quando si comincia a muoverlo, azionarlo e soprattutto a capire come funziona.

Tutto manuale. E nessuna vera predisposizione alla motorizzazione

La prima cosa che colpisce è che tutte le funzioni sono manuali.

Non c’è alcun motore incluso, naturalmente, ma soprattutto il modello non sembra essere stato progettato prevedendo una vera possibilità di motorizzazione successiva.

Anche nella parte pneumatica manca il piccolo cilindro che in altri sistemi può essere collegato a un eccentrico e a un motore per realizzare un piccolo compressore.

Niente motorizzazione della trazione, niente motorizzazione del cassone e nessuna soluzione ufficialmente prevista per automatizzare le varie funzioni.

È possibile naturalmente sperimentare. Io stesso ho provato a ragionare sulla motorizzazione della rotazione della gru, collegando un motore all’asse che aziona il sistema a vite senza fine. Tecnicamente è possibile, ma il motore finisce per sporgere dal modello e diventa quindi necessario inventarsi una soluzione anche dal punto di vista estetico.

Ed è proprio questo il punto: non sto dicendo che LEGO avrebbe dovuto necessariamente inserire motori ed elettronica nella confezione, facendo inevitabilmente aumentare il prezzo.

Mi sarebbe bastato trovare una predisposizione progettuale.

Un Technic dovrebbe quasi invitarti a modificarlo, sperimentare e aggiungere funzioni.

Qui questa sensazione manca.

Il cassone ribaltabile: semplice sulla carta, molto meno nell’utilizzo

Una delle funzioni principali è naturalmente il ribaltamento del cassone posteriore.

Il sistema utilizza una soluzione relativamente semplice con vite senza fine, ingranaggio e leveraggi.

Il problema arriva quando lo si utilizza.

Girando la rotella, il cassone comincia a sollevarsi normalmente, ma a un certo punto si incontra una zona nella quale è necessario applicare una forza di torsione davvero notevole per riuscire a superare il punto critico del meccanismo.

Una volta superato, il movimento torna più gestibile.

Ma il risultato complessivo è tutt’altro che fluido.

Il sistema si basa molto sulla geometria dei leveraggi e, durante l’azionamento, la sensazione è quella di un meccanismo che deve quasi essere “forzato” per riuscire a completare correttamente il movimento.

Anche la sponda posteriore richiede un intervento manuale: la frizione dei pin non consente un abbassamento automatico convincente durante il ribaltamento.

La funzione quindi c’è.

Ma il fatto che una funzione esista non significa necessariamente che sia stata realizzata bene.

La pneumatica c’è, ma manca completamente di fluidità

La gru utilizza due attuatori pneumatici e, almeno sulla carta, questa dovrebbe essere una delle parti più interessanti del modello.

Prima di utilizzarla bisogna abbassare manualmente i due stabilizzatori laterali, che permettono di alleggerire e stabilizzare il mezzo mentre si aziona la pompa pneumatica.

La gru può quindi essere controllata attraverso due valvole che comandano i relativi cilindri.

Ed è qui che emerge uno dei problemi che trovo più evidenti.

Il sistema pneumatico ha una scarsissima modularità dell’azione, soprattutto quando gli attuatori devono rientrare.

È sufficiente spostare la leva della valvola perché il pistone reagisca in maniera molto repentina, procedendo praticamente a scatti.

Il risultato è un movimento poco realistico.

E su un mezzo da lavoro come l’Unimog, dove proprio la movimentazione dei carichi dovrebbe rappresentare uno degli elementi più spettacolari, è un limite importante.

La situazione diventa ancora più evidente quando si cerca realmente di utilizzare la gru per agganciare la piattaforma e caricarla nel cassone: riuscire a controllare con precisione il movimento non è affatto semplice.

Non sto criticando il principio della pneumatica LEGO, che rimane interessante da costruire e sperimentare.

Sto criticando il risultato che ottengo su questo modello.

Una gru dovrebbe permettermi di controllare un carico con una certa gradualità. Qui, soprattutto durante il rientro degli attuatori, quella gradualità praticamente scompare.

La rotazione della gru funziona, ma è molto lenta

La gru può anche ruotare.

In questo caso troviamo una grande ruota dentata comandata ancora una volta attraverso una vite senza fine.

Il sistema funziona e la rotazione risulta inevitabilmente molto lenta.

Su una funzione di questo tipo può anche avere senso: non è certamente la cosa che mi disturba maggiormente del modello.

È però un altro esempio di una meccanica estremamente semplice inserita in un set nel quale, considerando il soggetto, mi sarei aspettato qualcosa di più sofisticato.

Lo sterzo: perché complicare qualcosa che funzionava?

Arriviamo poi a quella che considero un’altra delle note dolenti del 42242: lo sterzo.

LEGO non ha utilizzato la classica soluzione con ingranaggio e cremagliera, ma un sistema basato su una serie di leve.

Sperimentare soluzioni differenti non è necessariamente un problema. Anzi, in Technic dovrebbe essere proprio uno degli aspetti più interessanti.

A condizione, però, che la soluzione alternativa funzioni bene.

Qui personalmente non ne vedo il vantaggio.

Lo sterzo risulta poco efficace, la corsa è molto limitata e, considerando anche il peso complessivo del modello, l’azionamento non restituisce una sensazione particolarmente piacevole.

È uno di quei casi nei quali continuo a chiedermi:

perché?

Perché scegliere una soluzione alternativa alla classica cremagliera se il risultato finale è meno efficace?

Essere tecnicamente diverso non significa automaticamente essere tecnicamente migliore.

Un motore interessante, ma qualcosa non gira come dovrebbe

Sotto il cofano troviamo un’altra soluzione interessante.

Il movimento dei pistoni viene ottenuto attraverso una sorta di albero a camme, utilizzando piccoli elementi che lavorano su ruote montate eccentricamente.

È una soluzione curiosa e visivamente funziona: muovendo il modello si può osservare la sequenza dei pistoni attraverso il cofano apribile.

Il problema è che sul modello che ho costruito ho riscontrato un comportamento piuttosto strano.

Muovendolo all’indietro il motore gira abbastanza bene, mentre facendolo avanzare tende quasi a bloccarsi.

Non posso stabilire con certezza se si tratti di un problema specifico del mio esemplare, delle tolleranze di alcuni componenti o di una caratteristica della progettazione.

Ma il comportamento c’è e non posso ignorarlo.

Anche le sospensioni convincono poco

Il modello dispone di differenziale e sospensioni sia sull’asse anteriore sia su quello posteriore.

Un’altra caratteristica che, leggendo semplicemente la scheda tecnica, sembrerebbe assolutamente positiva.

Nella pratica, però, anche qui il risultato mi lascia perplesso.

Le sospensioni sono molto dure e la loro escursione effettiva è limitata. Probabilmente il peso del modello e il precarico delle molle hanno imposto alcune scelte progettuali, ma il risultato rimane un sistema che trovo poco efficace.

La costruzione dell’avantreno e del retrotreno è interessante da osservare, ma ancora una volta manca quella sensazione meccanica che mi aspetterei da un mezzo come questo.

E inevitabilmente la memoria torna a un altro Unimog.

Ma su quello torniamo tra poco.

Qualità dei pezzi e tolleranze: qualcosa mi ha lasciato perplesso

Durante la costruzione ho incontrato anche una situazione che, personalmente, non mi capita spesso con LEGO.

Alcuni elementi risultavano insolitamente laschi, con pochissima presa, mentre altri richiedevano una forza decisamente superiore per essere inseriti.

Differenze di tolleranza che normalmente mi è capitato di osservare più facilmente lavorando con elementi compatibili che con pezzi LEGO originali.

Non significa naturalmente che ogni copia del set presenti lo stesso problema.

Ma sul mio esemplare l’ho riscontrato e, considerando il livello qualitativo al quale LEGO ci ha abituati, mi ha lasciato piuttosto perplesso.

Quella sensazione “gommosa” dei Technic moderni

C’è poi una questione più generale, che va oltre questo singolo Unimog.

Ed è probabilmente anche il motivo per cui faccio sempre più fatica a entusiasmarmi davanti ad alcuni Technic moderni.

I vecchi modelli utilizzavano una quantità maggiore di elementi tradizionali con stud, combinati naturalmente con pin, assi, ingranaggi e strutture Technic.

Oggi buona parte della costruzione viene invece affidata a pannelli, elementi studless, pin e strutture che definirei quasi “appese” al telaio.

Il risultato è sicuramente più pulito dal punto di vista estetico.

Ma manipolando il modello ho spesso una sensazione quasi gommosa, meno precisa e meno solida rispetto a quella che ricordavo sui Technic di qualche anno fa.

Anche sull’Unimog ci sono elementi utilizzati per ottenere alcune diagonali che vengono semplicemente inclinati nella posizione corretta senza essere realmente bloccati.

Ogni volta che si maneggia il modello possono quindi muoversi e devono essere riallineati.

Sono piccoli dettagli, certamente.

Ma sommati tra loro contribuiscono a restituirmi l’impressione di una costruzione meno robusta e meno “ingegneristica”.

E per un Technic, almeno per me, è un problema.

Anche qualche dettaglio estetico poteva essere curato meglio

Ci sono poi alcuni particolari secondari che non compromettono certamente il modello, ma che vale la pena segnalare.

Gli specchietti, per esempio, non possono essere inclinati nella posizione che mi aspetterei: possono ruotare, ma rimangono sostanzialmente molto aperti rispetto alla cabina.

Sono inoltre visibili in alcuni punti assi gialli e rossi, cosa che personalmente continuo a trovare poco elegante su un modello destinato anche all’esposizione.

C’è poi il verde.

È una tonalità che abbiamo già visto, per esempio, sulla Lamborghini Sián e anche qui ho riscontrato quella mancanza di uniformità cromatica tra differenti tipologie di elementi: pannelli, connettori e altri pezzi non restituiscono sempre esattamente la stessa tonalità.

Non è certamente il difetto principale dell’Unimog, ma contribuisce a quella sensazione generale di prodotto che avrebbe meritato qualche attenzione in più.

E il B-Model?

A tutto questo aggiungo un’altra assenza che, soprattutto per chi ha qualche anno di Technic sulle spalle, pesa parecchio:

non esiste un B-Model.

Ormai ci siamo quasi abituati.

Ma non significa che sia un bene.

Per anni uno degli aspetti più interessanti dei LEGO Technic era proprio scoprire che, utilizzando gli stessi elementi, era possibile costruire un secondo modello completamente differente.

Non era soltanto un contenuto extra.

Era parte della filosofia stessa di Technic.

Smonta. Ricostruisci. Scopri un’altra soluzione.

Significava aumentare enormemente la longevità del set e, soprattutto, dimostrare quanto fosse versatile il sistema di costruzione.

Su un modello proposto a 119,99 €, personalmente continuo a sentirne parecchio la mancanza.

Poi pensi al LEGO Technic 8110…

E qui arriva inevitabilmente l’elefante nella stanza.

Perché se dici LEGO Technic + Unimog, per chi segue questa serie da qualche anno esiste un numero che viene immediatamente in mente:

8110.

Il LEGO Technic 8110 Mercedes-Benz Unimog U 400 è, per me, un modello semplicemente epico.

Naturalmente il confronto economico diretto con il 42242 sarebbe scorretto: parliamo di set appartenenti a epoche differenti, con dimensioni e posizionamenti completamente diversi.

Ma il punto non è stabilire quale dei due costasse di più.

Il punto è quanto offrivano rispetto a quello che chiedevano.

E da questo punto di vista continuo ad avere la sensazione che l’8110 offrisse enormemente di più.

Era grande, complesso, ricco di meccanica e soprattutto dava quella meravigliosa sensazione di stare costruendo una macchina, non semplicemente la riproduzione estetica di un veicolo.

Anche le sospensioni avevano un comportamento che ricordo ancora oggi come uno degli aspetti più interessanti di quel modello.

Potevi girarlo sottosopra e continuare a trovare qualcosa da osservare, capire e studiare.

L’8110 rappresenta perfettamente quello che intendo quando dico:

quando Technic era ancora davvero Technic.

Non voglio che LEGO rifaccia continuamente i modelli del passato.

Vorrei però ritrovare quella stessa filosofia progettuale.

Da macchina da costruire a modello da esposizione?

Ed è probabilmente questo il vero punto della mia critica.

Negli ultimi anni Technic sembra essersi progressivamente avvicinato al concetto di modello da esposizione, con grande attenzione alle licenze, alla carrozzeria e alla riconoscibilità del soggetto.

Supercar, pannelli, forme sempre più elaborate e modelli che devono essere soprattutto belli da guardare.

Non c’è nulla di sbagliato in tutto questo.

Ma quando l’estetica comincia a prendere il posto della sperimentazione meccanica, personalmente inizio a chiedermi cosa distingua davvero Technic dalle altre linee LEGO dedicate ai veicoli.

Perché una cosa dovrebbe essere chiara:

questi modelli nascono per essere Technic.

Se la parte tecnica è proprio quella che convince meno, allora abbiamo un problema.

Ed è questa, alla fine, la mia principale critica al 42242.

Non il fatto che sia brutto.

Non il fatto che abbia poche funzioni sulla scatola.

Ma il fatto che diverse delle funzioni presenti non siano particolarmente efficaci.

Il cassone è duro da azionare.

Gli attuatori pneumatici hanno movimenti troppo repentini, soprattutto durante il rientro.

Lo sterzo senza cremagliera ha una corsa limitata e non mi convince.

Le sospensioni sono molto dure.

Sul mio esemplare il movimento del motore non è uniforme nelle due direzioni.

E tutto questo si somma alla totale assenza di una vera predisposizione alla motorizzazione e del B-Model.

È la somma di queste cose a creare la delusione.

Però potrebbe essere un ottimo primo Technic

Detto tutto questo, c’è un aspetto importante da considerare.

Il giudizio sul 42242 cambia parecchio a seconda di chi si avvicina a questo set.

Per qualcuno che vuole entrare per la prima volta nel mondo LEGO Technic, l’Unimog potrebbe infatti rappresentare un buon punto di ingresso nella serie.

Non è un modello eccessivamente basic, ma allo stesso tempo non obbliga ad affrontare immediatamente uno dei grandi Technic più costosi e complessi.

Ci sono ingranaggi, leveraggi, pneumatica, differenziale, sospensioni, un motore funzionante, sterzo e diverse funzioni da costruire.

Per chi non ha mai avuto tra le mani un Technic articolato, c’è quindi parecchio da scoprire.

E il soggetto è sicuramente accattivante.

Da questo punto di vista il 42242 trova una collocazione che riesco a comprendere molto meglio: può essere il set giusto per chi guarda Technic da fuori e vuole provare qualcosa di più interessante dei modelli entry level senza affrontare immediatamente una costruzione enorme.

Per chi invece arriva da anni di LEGO Technic, il discorso cambia parecchio.

Quindi vale 119,99 €?

Personalmente, a prezzo pieno mi aspettavo di più.

Il LEGO Technic 42242 Mercedes-Benz Unimog è esteticamente riuscito, offre una costruzione abbastanza articolata e contiene sufficienti elementi meccanici da poter essere interessante soprattutto per chi si avvicina alla serie.

Ma a 119,99 € faccio fatica a ignorare tutti i compromessi che emergono utilizzandolo.

Se volete aggiungerlo alla collezione, magari perché collezionate gli Unimog o semplicemente perché vi piace particolarmente il soggetto, personalmente aspetterei di trovarlo con uno sconto interessante.

Per chi invece conosce Technic da molti anni — e magari ha ancora negli occhi un modello come l’8110 — è difficile non aspettarsi qualcosa in più.

È brutto?

Assolutamente no.

È privo di idee interessanti?

Nemmeno.

Ma mi ha deluso.

Ed è una distinzione importante.

Il 42242 può essere un buon primo Technic per chi vuole scoprire questa serie andando già oltre i modelli più basic.

Per chi invece sa cosa Technic è stato capace di essere, rimane soprattutto la sensazione di un’occasione mancata.

Perché alla fine il 42242 è un buon modello di Mercedes-Benz Unimog costruito con elementi Technic.

Avrei semplicemente voluto che fosse anche un grande LEGO Technic.

Bello da guardare. Interessante da costruire. Ma questa volta, per me, non basta.

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